Torna l’orario notturno nel mercato ortofrutticolo del Centro Agroalimentare Roma

Maggio 16, 2009 by Lopippo

Con una circolare del 13 Maggio 2009 Cargest (gestore del centro agroalimentare roma) sulla base delle note pervenutele dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma, dispone che temporaneamente (accade ogni anno, ma continuano a dargli una facciata di provvisorietà) da lunedì 18 Maggio 2009 e fino a nuove indicazioni (”scaturenti da una decisione necessariamente più meditata e da assumersi nell’ambito del programmato confronto assembleare …” e blablabla…) l’orario di vendita per gli acquirenti nel mercato ortofrutticolo del Centro Agroalimentare Roma sarà (in teoria):

da lunedi al sabato, dalle 02.30 alle 10.00; domenica chiuso
accesso ai privati consentito il sabato dalle 08.00 alle 12.00

In pratica invece c’è sempre chi riesce ad imbucarsi prima, e quando saranno le 07.00 / 08.00 quasi tutti i box avranno già chiuso.

gli operatori potranno entrare da mezzanotte alle 18.00

gli addetti alla logistica per tutto l’arco delle 24 ore (curioso che le merci possane essere scorrazzate o depositate in piattaforma in ogni momento, ma non recapitate nelle rispettive ditte)

Da articoli come questo si evince che SETTE associazioni hanno sottoscritto la proposta di Bafundi (Presidente della commissione regionale per le piccole e medie imprese, commercio e artigianato del Lazio) [apertura obbligatoria da mezzanotte alle 6 del mattino nel periodo estivo e dalle ore 13 alle 20 in quello invernale], mentre solo UNA, Fedagro, ha disertato l’audizione, in quanto vuole semplicemente che vengano rispettati gli accordi già controfirmati da anni (c’è una “volontà” del comune di Roma e della regione Lazio datata 21 Giugno 2007 e sottoscritta dagli assessori Rizzo, De Angelis e Valentini, in cui si afferma che dopo un periodo provvisorio [fino al 10 settembre 2008] Cargest darà piena attuazione ad un orario certo, diurno e definitivo indipendente dalla stagionalità, cosa non avvenuta).

Sono attualmente iscritti alla Fedagro cirica 70 operatori (nel 2006 erano circa 92). I box sono 120, e molti iscritti alla Fedagro hanno perfino più di un box, quindi le altre sette associazioni al massimo rappresentano 50 operatori (produttori inclusi).

Negli articoli usciti sui giornali però questa proporzione non è affatto riportata, dando una percezione abbastanza incompleta sulla rappresentatività delle varie sigle.

Fedagro vorrebbe un orario totalmente diurno, ma vista la calura delle ultime giornate assolate è disposta ad accettare una fascia serale facoltativa (20.00>24.00) e una obbligatoria notturna (00.00>05.00) per il periodo estivo. In questo modo parte del lavoro notturno si sposterebbe in fascia serale. Le altre associazioni invece vogliono un’apertura esclusivamente notturna nel periodo estivo; l’apertura serale in un certo senso costringerebbe ad aprire anche loro nell’orario facoltativo (c’è una corsa al “il primo che apre è il primo che vende”), e quindi chiudere prima (per mancanza di clientela) in quella notturna.

Aleggia ancora una certa indecisione, i grossisti non trovano un accordo unanime, l’ente gestore continua a concertare ma per non scontentare nessuno non ha ancora applicato nulla di definitivo, ed ogni tanto interviene un assessore regionale o comunale come un deus ex machina (voci di corridoio parlano di una convocazione da parte del sindaco di Roma). Si vocifera di un eventuale sciopero per la fascia notturna di lunedì 18/05/09, mentre da una recente pubblicazione dell’ente gestore viene l’invito (e velata minaccia) a rispettare gli orari provvisori e continuare a discuterne.

“Forme di protesta estreme ed esagerate, in presenza di un tavolo di confronto già aperto, sarebbero una grave scortesia verso l’Amministrazione Comunale e un pesante offesa alla cittadinanza tutta”

La proposta del presidente Bafundi è stata accolta favorevolmente dalle sette associazioni di categoria che avevano precedentemente sottoscritto un documento congiunto sugli orari di apertura, mentre Fedagro Roma, unica sigla a non aver condiviso quella proposta, oggi ha disertato l’audizione.

Virgolette 24/02/09

Febbraio 24, 2009 by Lopippo

# Corriere della Sera ># Editoriali e Commenti ># Pubblico e Privato >23 febbraio 2009

http://www.piforum.it/b.aspx?i=2558327

“A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante”

“A volte mi domando se a questi adulti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro la tv, la radio, i giochi d’azzardo, si limiti l’uso di fumo e degli alcolici per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i parenti e gli amici. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante”

Senatore…

Febbraio 9, 2009 by Lopippo

Qualche numero sul canone Rai

Dicembre 10, 2008 by Lopippo

Prima di tutto, chi deve pagarlo?

Secondo quanto dispone l’Art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246, il canone dev’essere corrisposto da chiunque detenga uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualita’ o dalla quantita’ del relativo utilizzo (Sentenza costituzionale 12/5/1988 n. 535 – Sentenza cassazione 3/8/1993 n.8549).

Detentore non significa essere il proprietario legale, ma solo chi lo possiede fisicamente. Quindi un inquilino che abita in un appartamento ammobigliato, inclusa TV di non sua proprietà, deve comunque farsi carico del canone. Oppure un turista in visita temporanea in Italia. O anche la RAI (dato che non risulta tra gli esenti), e sicuramente possiederà alcuni di detti apparecchi.

C’è anche una minoranza di esenti, ma si tratta esclusivamente di casi particolari di diplomatici e militari.

Dunque possiamo supporre che ogni nucleo familiare e ogni azienda che soddisfi quei requisiti, debba pagare il canone adeguato.

Quante sono i nuclei familiari italiani? Secondo l’ISTAT, nel 2007, 24.282.485 circa, per 59.293.609 residenti.

Quante sono le aziende italiane? Purtroppo non ho ancora trovato un censimento che ne indichi il numero a fine 2007, in una pagina dinamica dell’istat viene segnato al 09-12-2008:

4,3 milioni di imprese dell’industria e dei servizi e 2,6 milioni di aziende agricole. Sono questi i risultati degli ultimi Censimenti generali condotti dall’Istat.

Mentre il ministero del lavoro segnala 23.417.000 lavoratori.

La banca d’Italia segnala circa 71 milioni di turisti stranieri.

Dal bilancio RAI 2007 risulta che gli abbonati* sono 15.896.957, mentre in 983.964 hanno disdetto (319.137) o sono morosi(664.827). Purtroppo non so in quanti abbiano disdetto nel corso degli anni.

*Devo però supporre che abbonato non significhi abbonamento. Se il mio nucleo familiare è composto da 10 persone, risultano 10 abbonati ma 1 solo abbonamento.

Dunque, gli “abbonati effettivi” sono circa 16 milioni (gli abbonamenti non lo so purtroppo), mentre i “potenziali abbonati”:

  • 59 milioni di italiani
  • 6,9 milioni di imprese
  • 71 milioni di turisti

Per un totale di circa 137 milioni…

Mi sembra forzato credere che quell’enormità di persone ed aziende non detenga “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive“.

Quindi dovremmo scegliere una delle seguenti conclusioni:

  • il canone viene estorto solo ad una piccola frazione dei soggetti che secondo la legge dovrebbero pagarlo, mentre la stragrande maggioranza delle famiglie e delle aziende italiane (e dei turisti stranieri) è morosa
  • la stragrande maggioranza delle famiglie e delle aziende italiane (e dei turisti stranieri) non possiede apparecchi tecnologici avanzati quanto una radio
  • la stragrande maggioranza delle famiglie e delle aziende italiane (e dei turisti stranieri) ha fatto disdetta e non possiede più apparecchi tecnologici avanzati quanto una radio

La più verosimile mi sembra la prima… purtroppo…

Risolvere problemi

Dicembre 7, 2008 by Lopippo

…in Cina i medici erano pagati per mantenere sano il cliente, non per curare un paziente.

è una banalità, ma al contempo estremamente interessante.

Pensateci, nella nostra società spesso accade il contrario di quello che si vorrebbe: ho un problema, non sono in grado di risolverlo da me, pago qualcuno per occuparsene.

Ed ecco la fregatura, se quel taluno è pagato per occuparsi del problema, ha tutto l’interesse a non risolverlo, vedi il decennale commissariamento dei rifiuti in Campania.

A tal proposito ho sentito anche barzellette sui medici in cui il paziente porta dei doni, e il dottore gli lenisce solo il dolore, in modo che sia costretto a tornare.

Chi produce medicinali preferirà che la gente sia malata o sana? Ovviamente preferisce i malati, ed anche i sani potrebbero trarre qualche vago giovamento dall’assunzione di determinate sostanze…

Oppure tecnici che per ogni guasto che riparano, ne creano artificiosamente un altro, in modo da essere richiamati all’opera a breve.

Il tutto conduce al concetto di conflitto di interesse.

Se chi è incaricato di risolvere un problema trae giovamento da quel problema, è logico che cercherà di temporeggiare e non risolverlo. E al contempo impedire che se ne occupino altri, in maniera tale da mantenere lo status quo.

Come si risolve la situazione? Dando RESPONSABILITA’ a chi è chiamato a risolvere il problema, ma in questi casi di solito nessuno accetta l’incarico e il problema rimane.

Oppure se il limite è solo temporale, il lavoro verrà fatto in fretta, senza tutti i dovuti crismi e ci si ritroverà con risultati scadenti, a cavillare sul servizio.

In ambiti come la pubblica gestione invece, dove a pagare è qualcun’altro, di solito viene applicato il meccanismo poeticamente sintetizzato in “son tutti froci col culo degli altri“.

Elenco Procedure di Infrazione della Comunità Europea all’Italia

Dicembre 6, 2008 by Lopippo

Il proposito della serata era di informarsi sulle procedure di infrazione che la comunità europea ha aperto contro l’Italia.
Ma dai siti della CE non riesco a cavare un ragno dal buco, si passa da “visualisation global error” a “Nessun documento corrisponde ai criteri.”.
Rimbalzando da un sito all’altro sono giunto ad un elenco del Dipartimento per le politiche comunitarie:

http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx

Il quale però non affronta gli argomenti in dettaglio, e non è collegato ad altri archivi. Quindi le fonti devo trovarmele da solo. Il brutto è che scrivendo nei motori di ricerca tradizionali, si trovano solo elenchi di quel tipo, e non le infrazioni in dettaglio.

C’è anche un dossier del centro studi del Senato , che rimanda all’elenco precedente, ma nelle 278 pagine non ho ancora trovato quel che cercavo.

Ritorno nel sito della commissione europea, e dopo ricerche infruttuose che producono migliaia di risultati da centinaia di pagine, arrivo in una fantomatica pagina sull’accessibilità ai documenti e alla trasparenza, che dopo l’ennesima ricerca mi invita a compilare un

MODULO DI RICHIESTA D’ACCESSO A UN DOCUMENTO IN POSSESSO DELLA COMMISSIONE
Completare per favore tutte le caselle obbligatorie, contraddistinte da un asterisco (*) .

per poter visualizzare un risultato di cui non ho nemmeno la certezza che sia quello che effettivamente cerco.

A questo punto mi arrendo momentaneamente… aspetterò una qualche ispirazione prima di riprendere la ricerca…

Inceneritori

Dicembre 6, 2008 by Lopippo

Ognuno si faccia una sua opinione e si documenti autonomamente. Se ne avrò tempo e voglia riprenderò questo post aggiungendo materiale.

I mercati del contadino

Novembre 15, 2008 by Lopippo

Premessa: lavoro in una frutteria all’ingrosso, in un’altra al dettaglio, ed in un’azienda agricola (tre distinte società), e quella dei “mercati dei contadini” mi sembra un’iniziativa gonfiata.

Innanzitutto, di cosa di tratta? I coltivatori vendono direttamente al pubblico.

Cosa? I loro prodotti?… non solo… la norma dice:

1. Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanita’.

Perché devono vendere i propri prodotti solo “in misura prevalente” anziché “esclusivamente”? I commercianti di professione lamentano soprattutto questo, se vendono i prodotti coltivati da altri allora dovrebbero fare i semplici commercianti. E chissà se ci sono altri casi di concorrenza sleale.

Quali dovrebbero essere i vantaggi della vendita diretta?

  • Costi minori? Non credo che un tuttofare improvvisato riesca a mantenere prezzi inferiori ad una filiera specializzata; mi spiego: un coltivatore che invece di coltivare si mette a fare l’operaio imballatore, il trasportatore, il commerciante ed il burocrate (dato che dovrà imparare ed aggiornarsi anche nelle normative concernenti lavorazione, stoccaggio, vendita al dettaglio…), coltiverà meno ed avrà un prodotto con prezzi maggiori di un coltivatore che si occupa solo di coltivare, un’industria confezionatrice, un corriere che fa solo traporti ed un commerciante che vende a tempo pieno. Infatti il farmer market di Milano ha scatenato polemiche per i prezzi esagerati con cui ha esordito (1,2). Inoltre non si può paragonare il prezzo del prodotto ancora sul campo con quello sulla tavola, è come paragonare la sabbia al vetro. Mi torna in mente una storia letta alle elementari sulle prime industrie di spilli: Ho veduto una piccola fabbrica di questa manifattura ove dieci uomini soli erano impiegati e ciascuno eseguiva due o tre di queste operazioni. Benché fossero poveri e non avessero macchine moderne, pure riuscivano a fare 48.ooo spilli in un giorno. Se avessero lavorato separatamente e indipendentemente l’ uno dall’altro, ciascuno di loro non avrebbe potuto compiere altro che 20 spilli”.
  • Tracciabilità e provenienza? Come abbiamo detto in precedenza, i prodotti diretti sono solo “in misura prevalente” , non esclusiva, quindi non c’è la certezza che i prodotti siano i loro (dando per scontato che il tutto si svolga secondo le norme). Da questo punto di vista dovrebbero comportarsi come qualsiasi commerciante, ma a questo punto non c’è un vantaggio per il cliente.
  • Meno inquinamento? Se la strada consumatore-supermercato è inferiore a quella consumatore-contadino, allora inquina meno andare al supermercato. Con i costi in tempo e carburante che questo comporta. Non venitemi a dire che la maggior parte degli italiani è più vicina ad un coltivatore diretto che coltiva TUTTO che non ad un supermercato che vende TUTTO.
  • Sviluppa l’economia locale? Decisamente no, provate ad immaginare se ogni prodotto venisse venduto solo nelle zone limitrofe di produzione: uno shock per le esportazioni ed anche per il mercato interno; ci sono produzioni specializzate che non possono essere assorbite solo dalla comunità locale, come gli agrumi calabri e siciliani, i pomodori di pachino e così via.

In conclusione, questi farmer market mi sembrano solo un maldestro tentativo dei coltivatori diretti di improvvisarsi venditori. Se un prodotto lievita di prezzo dal campo alla tavola, è per tutti i servizi che ci sono nel mezzo, servizi che se il consumatore vuole deve pagare, ma non è detto che con la vendita diretta il costo globale sia inferiore, appunto perché qualcuno dovrà dare comunque quei servizi aggiunti.

Ragioniamo ora sulla filiera.

La filiera più corta è quella in cui consumatore e produttore coincidono. Però non tutti i consumatori (anzi, pochissimi al giorno d’oggi) hanno voglia, capacità, e mezzi per produrre autonomamente quello di cui hanno bisogno. Dunque la figura del coltivatore e quella del consumatore si staccano.

A questo punto possiamo avere dei coltivatori generici, che fanno un po’ tutto, o specializzati, che producono un solo prodotto. La differenza è importante perché quelli specializzati producono a costi inferiori e rese maggiori, ma per un solo prodotto, quindi il cliente sarebbe costretto a girarne molti per una spesa completa. Ma dall’altro lato, il coltivatore generico ha prezzi un po’ più alti. Ci sono dei problemi però, innanzitutto bisogna rendere il prodotto presentabile (lavaggio), definirne la qualità (calibrazione), imballarlo, ed infine trasportarlo dal coltivatore al consumatore. Chi se ne occupa? Il coltivatore è già occupato a coltivare, quindi resta solo il consumatore a doversi sobbarcare questi ennesimi compiti. E se non vuole arrivare dal contadino generico o girarsi mezza italia per fare una spesa varia, raccogliere, pulire, imballare? Dovrà farseli portare da un trasportatore, ma solo dopo che il prodotto è stato già lavorato.

La vendita per corrispondenza di prodotti agroalimentari non è affatto sviluppata, l’impressione è che la gente voglia vedere e toccare quello che poi mangerà.

Allora bisogna mandare la merce ad un negozio abbastanza vicino al cliente, dove potrà valutare il prodotto prima di acquistarlo. Ecco che ritorna la figura del commerciante. Se però il commerciante è impegnato a vendere, come fa a comprare rapidamente? Gira tutta italia per portare al suo negozietto qualche cassetta di merce? No. Andrà in un punto di raccolta intermedio, un grossista, che ha a sua disposizione grandi quantità di merce ed ampia varietà. Ed ecco che la filiera è tornata quella classica.

Sembra strano, ma la fliliera tradizionale è forse il modo più conveniente per avere una vendita capillare. il tutto si basa su uno scambio di servizi, che naturalmente si devono pagare. Delineiamo le funzioni principali dei vari partecipanti:

  • Coltivatore: produce la merce grezza
  • Industria di lavorazione: tratta la merce in modo che possa essere agevolmente trasportata e venduta
  • Vettore: trasporta la merce da un punto di produzione/lavorazione/vendita all’altro.
  • Grossista: si occupa di distribuire nei negozi al dettaglio la maggior parte possibile della produzione dei coltivatori
  • Dettagliante: vende direttamente al consumatore; in pratica gli porta la merce il più vicino possibile
  • Consumatore: colui che paga alla fine; vuole dei prodotti e dei servizi annessi

Molti ancora si chiedono: sono necessari tutti questi passaggi? La risposta è DIPENDE! Dipende da quali servizi il consumatore vuole svolgere in prima persona e quali far fare ad altri, pagandoli.

Nei supermercati (=GDO=grande distribuzione) avviene l’accorpamento di varie funzioni (grossista, dettagliante, ed a volte confezionatore; in pratica è un dettagliante su grande scala che compra direttamente dal coltivatore), ma non tutte le realtà territoriali sono in grado di ospitare centri commerciali.

Ovviamente ogni associazione di categoria fa la vittima e bada solo ai propri interessi.

Una nota finale: si dice che il cliente ha sempre ragione, ed i fatti lo dimostrano. Le cattive abitudini hanno portato a prezzi alti e sprechi, e la colpa principale è dei consumatori, che con i loro acquisti premiano alcune produzioni ed alcuni modi di lavorare piuttosto che altri.

Le legge della domanda/offerta è capricciosa, mentre le produzioni agricole richiedono grandi preparativi e danno i frutti solo dopo grossi investimenti di tempo e denaro. Se i consumatori fossero altrettanto lungimiranti, prenotassero la produzione prima della semina a prezzo di costo più una giusta percentuale di guadagno per il coltivatore, e poi comprassero tutta la produzione, ci sarebbero meno sprechi, certezza del reddito per i coltivatori e dei prezzi per i consumatori. Ma il consumatore attuale è pigro, folle e coccolato (basta pensare alle festività in cui si consumano prodotti particolari, come le fave il 1° Maggio, come si fa a pianificare un lavoro di mesi per una vendita di un giorno? ovvio che i prezzi in quel particolare momento saranno folli), preferisce pagare qualcun’altro e non avere pensieri piuttosto che badare in prima persona alle proprie esigenze. E la situazione attuale ne è il risultato.

Alternatyva – Internet Wifi a Roma

Novembre 13, 2008 by Lopippo

Con la speranza di uscire dal digital divide della periferia romana, mi sono abbonato a questo isp, Alternatyva. Col senno di poi, non lo rifarei.

Promettono (senza però garantire nulla, riguardo l’abbonamento residenziale) una linea 4 Mbit, sia in upload che download, ma è sempre molto al di sotto delle aspettative (guardate le immagini più sotto, i valori massimi teorici dovrebbero essere 4000 / 4000, ma qui siamo MOLTO al di sotto). Il costo mensile non è alto, 15 euro al mese per l’ip dinamico privato, 18 per quello pubblico; a preoccupare è la spesa iniziale, circa 400 euro tra sopralluogo, antenna, montaggio e attivazione. L’offerta business ha qualche Kbit di banda garantita, ma il costo viene moltiplicato rispetto all’offerta residenziale.

L’affidabilità… non c’è; a volte va bene, a volte male, a volte non funziona proprio, senza motivi apparenti. Saltuariamente sono costretto ad usare teleconomy internet. Il problema non riguarda il fatto che si va piano, ma che spesso non si riesce a completare niente per i blocchi della connessione, non la lentezza.

Quindi scordatevi tutti i servizi di streaming: video, audio, Skype, Youtube, e simili… non ce la farete a vederli in tempo reale, dovrete comunque scaricare il tutto e rivederlo con calma dopo che ha finito. Magari li scaricherete in fretta, ma dover salvare tutto e consultarlo offline in secondo momento è molto più scomodo.

E non sognatevi di fare da server, quando la connessione va giù possono volerci vari minuti/ore/giorni prima di riaverla. E va giù spesso…

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Chiudiamo con gli speedtest; li aggiornerò di frequente, in maniera tale da rendersi conto dell’affidabilità del fornitore della connessione.
ps: negli speedtest dovreste notare l’isp Telecom Italia: significa che in quel momento la connessione di Alternatyva era totalmente inutilizzabile (assenza di collegamento), e quindi ho ripiegato su teleconomy internet















Se il suddetto fornitore trova questa recensione ingiusta o imprecisa può ovviamente replicare, integrare e correggermi, ma la migliore pubblicità che può farsi è fornire un buon servizio; se ciò accadrà, sarò qui a testimoniarlo.

Potete trovare altre impressioni su questo ISP sul forum di First Byte.

Google a giudizio

Novembre 6, 2008 by Lopippo

da Punto Informatico:

…quattro dirigenti di Google saranno processati a partire dal prossimo 3 febbraio per diffamazione e violazione delle tutele sulla privacy. Il motivo è il clamoroso caso Vivi Down, che risale al 2006, quando fu pubblicato su Google Video una clip di un episodio di bullismo ai danni di un ragazzo down, in difesa del quale si è posta appunto l’associazione Vivi Down.

A detta del PM, cioè, i quattro dirigenti avevano il dovere di impedire che la registrazione video di quegli abusi venisse pubblicata e rimanesse disponibile agli utenti per quasi due mesi, da settembre a novembre 2006.

Va premesso che le condizioni di utilizzo del servizio chiedano esplicitamente a chi pubblica di prendersi tutte le responsabilità, e che comunque se segnalati gli abusi vengono controllati e i video rimossi. Si pretende che Google controlli ogni contenuto prima di mandarlo online, o immediatamente dopo, in modo da rimuoverlo autonomamente se per qualche motivo è illegale.

Inutile dire quanto ciò sia impensabile per un servizio gratuito come Youtube. Alcuni obiettano “se non sei in grado di fornire un servizio senza garantire che chi lo usa violi la legge italiana, non puoi fornirlo in Italia.”

Se dovessimo applicare lo stesso metro in altri casi avremmo una paralisi:

  • niente più strade (a meno che chi le gestisce non riesca a garantire che non avvengano più violazioni al codice della strada)
  • niente più prodotti manifatturieri o industriali (a meno che chi li vende non riesca a garantire che non vengano utilizzati in maniera illegale)
  • niente più dispositivi di memorizzazione, sia analogici (carta, nastri,…) che digitali (CD, DVD, HDD, …) (a meno che chi li produce non riesca a garantire che non vengano utilizzati in violazione delle norme italiane sul diritto di copia)

La società si fermerebbe…

Restiamo in attesa degli esiti del procedimento…