Lopippo Entertainment

Ottobre 9, 2007

Elettrotecnica

Archiviato in: Scuola — Tag:, — Lopippo @ 1:55 pm

Lo scopo del corso di Elettrotecnica è quello di descrivere i circuiti elettrici e di fornire i mezzi tecnici adatti alla loro risoluzione. [...] Pare inutile insistere sulla importanza di questi argomenti nella moderna tecnologia, e nelle relative applicazioni.

Non dubito che per un ingegnere elettronico o meccanico sia la base. Ma siamo sicuri che per un ingegnere informatico sia fondamentale?

E’ come far fare un corso di termodinamica per prendere la patente di guida…

11 Commenti »

  1. Se si pensa che ad un ingegnere informatico laureato è permesso e consentito di insegnare nella A034/A, classe di concorso di elettronica, negli istituti tecnici industriali e professionali, penso proprio di si’: è necessario che gli ingegneri sappaino il comportamento base dei circuiti elettrici.

    Se così non fosse, allora è tempo che si mettesse in chiaro una ripartizione dei campi lavorativi e didattici per ogni tipo di corso di laurea, anzichè permettere:
    1) a chi si laurea in economia e commercio giusto per un esame di informatica (che dovrebbe servire a loro per completamento dei loro studi e non per riversare ad altri quelle pochissime nozioni di base che ricevono solo a compendio…) non dia la facoltà di iscriversi nelle liste per la supplenza di informatica nelle scuole,
    2) a chi si laurea in fisica giusto per un solo esame di elettronica si dia accesso all’insegnamento di elettronica nelle scuole superiori,
    3) la non appartenenza alla classe A035, classe di concorso di elettrotecnica, ci si renda conto che elettrotecnica o teoria dei circuiti deve stare alla base dei successivi studi di elettronica, elettronica applicata, componenti elettronici e dispositivi, controlli automatici, telecomunicazioni e che, quindi, per questo motivo anche per i laureati in elettronica sia permesso di iscriversi all’insegnamento di elettrotecnica negli istituti superiori.

    E’, altresì, chiaro e lampante che per le aziende il discorso eè diverso, potendo queste prendere chi vogliono, tanto che, è pressi consolidata, l’IBM ri-istruisce i suoi dipendenti provenienti da economia e commercio a fare gli esperti di sistemi informatici, reti di computer e programmi software per la gestione di database (tutte materie che già un informatico laureato dopo almeno cinque esami obbligatori fa fatica a capirne tutti gli sviluppi e a tradurle in competenze sul campo….).

    O no?

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 9, 2007 @ 11:50 pm

  2. io sarei a favore della ripartizione; dallo stralcio che ho riportato ovviamente non si capisce, ma il programma di ELETTROTECNICA 1, l’unico dell’intero corso di studi, dura 8 settimane, ed è parecchio mutilato.

    “Lo scopo del corso di Elettrotecnica è quello di descrivere i circuiti elettrici e di fornire i mezzi tecnici adatti alla loro risoluzione. Questo problema è chiamato “analisi dei circuiti elettrici”. In contrapposizione si parla di “sintesi” o di “progettazione”, quando a partire da certe esigenze o requisiti, si desidera progettare un circuito adatto allo scopo (questa parte esula dal presente corso). Pare inutile insistere sulla importanza di questi argomenti nella moderna tecnologia, e nelle relative applicazioni.
    L’analisi dei circuiti, dal punto di vista generale è un problema molto complesso, sia per l’elevata complessità di questi sistemi, sia per le difficoltà insite nello loro stesso funzionamento. Poiché il corso di Elettrotecnica è ridotto a un solo modulo (denominato Elettrotecnica 1), risulta necessario effettuare alcune scelte e alcune esclusioni, che limitano la classe di circuiti analizzati e le loro modalità di funzionamento.
    Precisamente il corso sarà limitato al caso di “circuiti lineari”, e cioè circuiti dai quali sono esclusi alcuni tipi di componenti, primo fra tutti il diodo (la cui caratteristica tensione/corrente è non lineare).
    Inoltre, fra le modalità di funzionamento dei circuiti lineari, sono state considerate solo quelle denominate “analisi nel dominio del tempo di circuiti senza memoria” e “analisi in regime permanente di circuiti con memoria”. Risultano così escluse dal corso, per la limitatezza delle ore disponibili, “l’analisi nel dominio del tempo di circuiti con memoria” e “l’analisi nel dominio di Laplace”, che sono tuttavia estremamente importanti nelle applicazioni. I concetti sviluppati nel corso permettono quindi di affrontare problemi in regime sinusoidale (utilizzando il metodo dei fasori), ma non problemi in regime transitorio.
    Il corso ha carattere tecnico e quindi è importante che alla conoscenza degli argomenti segua una opportuna capacità di svolgere esempi concreti. A ciò è dedicata la sezione “esercitazioni”, nella quale è presente un ampio repertorio di circuiti elettrici da analizzare, del tipo considerato e funzionanti con le modalità previste nel corso.
    Esempi analoghi formeranno l’oggetto dell’esame, nel quale bisognerà dimostrare la capacità di scrivere le equazioni risolventi di un circuito, di risolvere le stesse e di effettuare le opportune verifiche.
    Il corso di Elettrotecnica segue vari corsi di Analisi matematica e di Fisica. Si considerano pertanto note le nozioni di Fisica Sperimentale, e in particolare le parti relative all’elettrostatica e alla magnetostatica. Le nozioni di tensione, corrente, potenza sono considerate note, così come le relative unità di misura. Il corso sviluppa i circuiti secondo l’approssimazione dei “circuiti a costanti concentrate”, e cioè considerando un circuito come un insieme di componenti connessi fra loro tramite i morsetti esterni, escludendo qualunque considerazione di tipo campistico. Non vengono esaminati i limiti di tale trattazione (i quali, o sono stati accennati nei corsi di Fisica, o sono troppo complessi per essere affrontati in una trattazione elementare).
    Dai corsi di Analisi Matematica, interessa l’uso dei concetti di derivata e integrale, di algebra delle matrici, e di calcolo nel campo dei numeri complessi. I metodi elementari di risoluzione di sistemi di equazioni lineari sono anche considerati noti. Per la comprensione di alcune parti del corso, alcuni di questi concetti sono brevemente richiamati. Si prega di fare molta attenzione allo svolgimento dei calcoli. Errori numerici, nel campo dell’ingegneria, rendono sempre vano tutto il procedimento seguito.”

    In pratica alla fine del corso si sarà capaci solo di calcolare tensione e corrente di un particolare circuito formato da particolari componenti.
    Un informatico, a livello pratico, trae particolare utilità da questo corso?

    Commento di lopippo — Ottobre 10, 2007 @ 12:12 am

  3. In elettrotecnica esiste un raggruppamento storico a riguardo degli argomenti da trattare: reti elettriche in regime stazionario, reti elettriche in regime sinusoidale (ivi compresi anche i trifase) e reti elettriche nel dominio del tempo (dai piu’ chiamata in transitorio, ma con molta approssimazione stante una brutta traduzione dall’inglese…, n.d.r.).

    Se nell’insegnamento dell’elettrotecnica non vi presentano anche le reti elettriche nel dominio del tempo, almeno per quelle del primo e secondo ordine, beh in elettronica non si puo’ fare piu’ di tanto.

    Un informatico. Certo, l’elettrotecnica deve saperla, almeno saperci navigare. Non pero’ con la soluzione delle reti elettriche a colpi di integrali, derivate e algebra lineare (per non parlare della soluzione delle reti nel dominio del tempo con l’equazioni differenziali), ma affidandosi ad un simulatore elettrico, vedi SPICE.
    Non sto parlando di realizzazioni CAD commerciali.
    A tale scopo, l’impostazione puo’ benissimo essere diversa da quella storica e matematicamente affrontata. A tale riguardo, per la comprensione dei concetti dell’insegnamento di elettrotecnica ci si puo’ riferire ad un testo
    SPICE nell’insegnamento dell’elettrotecnica”, edito da PEARSON EDUCATION, maggio 2007.
    Dal sito dell’autore, http://www.ing.unibs.it/%7Egiuseppe.voglino si possono avere maggiori informazioni.

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 11, 2007 @ 11:20 am

  4. io resto perplesso dal fatto che nel piano di studi ci siano corsi per motivi “storici” (come elettrotecnica e chimica), di cui a livello pratico non capisco l’utilità, ma manchino altri fondamentali come crittografia e sicurezza

    altrimenti un informatico dovrebbe essere un tuttologo visto che tratta di “informazioni” di qualsiasi genere e a qualsiasi livello

    pensavo che ingegneria fosse più pragmatica, ma mi sembra ancora una scuola dove insegnano ad imparare

    Commento di lopippo — Ottobre 11, 2007 @ 3:19 pm

  5. “storico”: mi riferivo al tipo di trattazione degli argomenti dell’insegnamento di elettrotecnica; quindi, non alla mmtivazione di inserirli come esami obbligatori dei pianii di studio in ingegneria.

    Una cosa che non ha molto senso, per esempio, e’ quella che l’elettrotecnica e’ al primo anno del corso di studi in ingegneria, replicando cosi’ l’errore gia’ esistente nelle scuole superiori industriali e professionali: se per la soluzione delle reti elettriche ci si deve appoggiare necessariamente a concetti matematici ( e non solo, visto che occorre tenere conto dell’elettromagnetismo affrontato in Fisica II), non si capisce come mai viaggi in contenporanea a Fisica II e Analisi II….

    Ritprnando alla questione della sua utilita’ per gli informatici, convengo che se per informatica si intende la traduzione di “computer science” allora qualche insegnamento “storico” (si sa che le tempistiche di aggiornamento delle tematiche scolastiche hanno un periodo di circa 30 anni…) dovra’ essere necessariamente tagliato: FISICA, CHIMICA, ELETTROTECNICA, analisi funzionale, meccanica razionale, e via di questo passo. Ma, nel contempo, introdurre (vorrei essere corretto se mi sbaglio) qualcosa di piu’ attinente, tipo algoritmi numerici realizzabili a computer (sia nei linguaggi di programmazione come applicativi sia a livello di come dovra’ essere organizzata la struttura fondamentale di Von Neumann), lezioni avanzate di algebra, programmazione parallela, database distribuiti, ecc. ecc..

    Fatto questo, e ricollegandomi a un mio commento precedente, reputo necessario togliere la parola identificativa di “ingegnere informatico” a chi si dedica come te (mi sembra di capire) ad argomenti di puro software (quel che sia, compreso anche quello in real time). La parola “ingegnere”, purtroppo e’ di antico retaggio e richiama il senso che lo Stato ha sempre dato a questa parola sin dagli anni 60, quando di ingegnere esisteva meccanica, edile ed elettrotecnica (elettronica manco a parlarne e tanto meno informatica): la professione di ingegnere, quello che redige perizie per conto di enti pubblici come tribunali o ha la facolta’ di firmare progetti di natura edilizia o di sicurezza.

    Ma come sia, ingegnere informatico e’ oramai chiunque conclude un ciclo di studi che tratta o elettronica o informatica con particolare rigurado a tematiche software e computer e database. Non esistono piu’ i vecchi titoli di ingegnere elettronico distinto da quello informatico, se non nelle universita’ piu’ grandi. Si tende a dire, sbagliando a mio avviso, informatico con specializzazione in telecomunicazioni, elettronico o elettronica industriale, ….

    In definitiva, voglio dire che fintanto la laurea in ingegneria informatica regala la possibilita’ di insegnare materie, come elettronica e telecomunicazioni o controlli automatici, che non sono di competenza dell’informatico, l’elettrotecnica bisogna studiarla. Almeno per come viene presentata nel libroi “SPICE nell0insegnamento dell’elettrotecnica” nel quale i concetti vengono presentati attraverso sperimentazioni software di applicazioni reali modellabili con elementi circuitali definiti a livello di modelli matematici ideali e riproducibili.

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 11, 2007 @ 8:40 pm

  6. sono daccordo con le conclusioni, ed infatti auspico una scelta più razionale dei corsi che diano ad un informatico più competenze informatiche, con la legittima preclusione all’insegnamento di elettronica o in telecomunicazioni

    ingegneria elettronica ed ingegneria delle comunicazioni esistono, ed hanno i loro corsi peculiari; se un informatico un indomani volesse acquisire conoscenze in TLC potrebbe benissimo dare gli esami in più rispetto al precedente corso di laurea ed avere la doppia qualifica

    la figura storica dell’ingegnere è in sostanza quella di un meccanico altamente specializzato, sia che costruisca ponti, strade, edifici o macchinari

    l’informatico invece lavora totalmente a livello software, ed è quindi una disciplina più astratta; invece di montare circuiti o materiali compositi, assembla algoritmi, filtra e razionalizza informazioni

    caratterizzare i vari corsi di laurea (Ingegneria per l’AMBIENTE E il TERRITORIO, AUTOMAZIONE, CIVILE, EDILE, EDILE-ARCHITETTURA, ELETTRONICA, ENERGETICA, GESTIONALE, INFORMATICA, MECCANICA, MEDICA, dei MODELLI e dei SISTEMI, TELECOMUNICAZIONI, MECCATRONICA e chissà quante altre) sarebbe un bene o un male?

    infine credo che sarebbe più razionale se i requisiti per gli impieghi vengano espressi in funzione dei corsi superati e non del titolo di studio finale

    Commento di lopippo — Ottobre 11, 2007 @ 9:07 pm

  7. Perfettamente d’accordo. Deve costituire requisito non il titolo finale ma l’insieme degli esami sostenuti.

    Tutti sappiamo che non esiste un solo piano degli studi uguale per tutti gli studenti di quel determinato corso di laurea. Sicuramente ne esiste un altro, detto alternativo, preparato dalla stessa commissione del corso di laurea. E, a completamento, su approvazione della stessa commissione, ogni studente puo’ presentare un cosiddetto piano individuale (ovviamente nella decenza di includere un congruo numero di esami che lo rendano competente su quella materia).

    Chi richiede persone laureate, ove per laureate non intendo persone con il pezzo di carta in mano, dovrebbe avere ben chiaro quali argomenti debbano essere richiesti a quella persona per poter assumere un certo incarico di lavoro. Ovviamente andra’ a pescare tra le lauree piu’ attinenti ma non si sognera’ spero (sigh, in realta’ succede…) di trovare un programmatore tra i laureati in edile.

    Io penso che una suddivisione per grandi tematiche (energetica, industriale, elettronica, telecomunicazioni, medica, …) ci debba essere; poi all’interno (la specialistica?) ognuno centra meglio le proprie aspirazioni di sapere per ottenere una certa abilita’ (diciamo che un esame, per esempio, di elettrotecnica e’ inutile se alla fine non sappiamo quale sia l’andamento del tempo dellla corrente nel capacitore in un circuito RLC serie o parallelo ma solo a stento calcolare un rapporto di partizione su due resistenze in serie). E qui dovranno (mi pare che questa sia la risposta che leggo nel commento precedente) pescare le persone in base agli esami superati.
    Per fare cio’, pero’, occorre strutturare diversamente il titolo cartaceo di laurea e i relativi certificati di attestazione. Dovrebbero essere riportati gli esami qualificanti di quella data disciplina (telecomunicazioni, elettronica, informatica, …), quegli esami non di base per la comprensione degli argomenti propri del settore. Per esempio, le nozioni base di elettrotecnica ad un informatico dal punto di vista di una sorta di “Istituzioni di teoria dei circuiti” (tipo, insomma l’esame di analisi visto dalla economia e commercio) ma vista sotto l’aspetto di “computer methods”, quindi prettamente software. Se e’ software quello che intendo fare.

    Accanto ad ogni esame la percentuale di successo ottenuta, di modo che chi esamina sappia con chi avra’ a che fare. Un esempio, la lingua inglese e’ un esame oggi da sostenere nelle facolta’ di ingegneria: benissimo, posso , per tante ragioni, avere una pessima pronuncia, tradurre solo letteralmente, insomma un successo all’esame del 35%. Ora, nel caso l’azienda lo abbia esaminato come competente per la mansione che gli affidera’, con quel 35% sicuramente non lo mandera’ in Inghilterra o negli usa e lo terra’ invece legato a quelle mansioni vere che il candidato sapra’ risolvere. Se poi un giorno le cose dovessero cambiare, l’azienda non si tirera’ indietro per far seguire un corso di inglese al proprio dipendente.

    Insomma, gli informatici dovrebbero risentirsi dall’accesso all’insegnamento di informatica nelle superiori da parte di laureati in economia e commercio (fonti che non ho ancora avuto modo di verificare).

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 11, 2007 @ 11:04 pm

  8. sinceramente quello che insegnavano di informatica al liceo scientifico PNI era talmente scarso che all’epoca ero più avanti come autodidatta; dunque non mi risentirei sul titolo di studi del professore quanto più del programma richiesto dal ministero

    Commento di lopippo — Ottobre 11, 2007 @ 11:30 pm

  9. Ho fatto lo scientifico e ti assicuro che sapevo piu’ io di elettronica dei miei amici di palestra che frequentavano l’ITIS.

    Il programma del Ministero risente della difficolta’ di poter dare una preparazione agli allievi che sia quanti piu’ omogenea nel territorio italiano intero. L’errore e’ quello di stilare un programma di studi come somma di esigenze territoriali diverse; io penso che non si e’ individuata la conoscenza di base uguale per tutti, su cui fare poi l’esame di stato in tutt’Italia. Sapere un po’ di tutto oggi non paga, anche perche’ ci viene chiesta l’applicazione specifica dettata dalle esigenze di mercato e se non la si sviluppa l’azienda perde un progetto e relativi finanziamenti o entrate monetarie.
    Il Ministero, con il contributo di tutti, deve individuare quelle conoscenze di base necessarie a comprendere gli argomenti specialistici.
    Credo fermamente che sia inutile avere un istituto superiore con l’indirizzo Elettronica per le Telcomunicazioni: gli allievi non fanno bene ne’ elettronica ne’ telecomunicazioni. Semmai, occorre diversificare la preparazione, visto che il mercato chiede in realta’ due figure diverse.

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 11, 2007 @ 11:52 pm

  10. Ho fatto anch’io lo scientifico (PNI), ed erano più le ore dedicate a Dante che non all’informatica.

    Commento di lopippo — Ottobre 12, 2007 @ 12:03 am

  11. I programmi ministeriali.
    Nota dolente: non esiste un percorso tracciato per aiutare il bambino, poi il ragazzo, poi l’adolescente a ricevere gli insegnamenti a loro piu’ consoni.
    Basta pensare alla storia; 5 anni alle scuole elementari, poi lo stesso ciclo in tre anni alle medie e poi ancora rifatta dalla A alla Z alle superiori…..non voglio pensare a chi sceglie all’universita’ le materie umanistiche…..e queste ore alle superiori levano un bel po’ di ore all’informatica, ai progetti a lungo respiro (che io farei fare lungo gli ultimi tre anni e non entro gli ultimi 4 mesi prima dell’esame di stato, n.d.r.).
    Geografia, stesso discorso….ma devo riconoscere che succede, prendendo spunto dalla TV, che esiste una bel numero di persone diplomate che non sanno dove sono (e qualcuna addirittura che esista) le regioni italiane. Io, alle elementari, preparavo un album in cui per ogni regione italiana venivano incollata sul foglio il riso, i pezzetti di legno, la spiga, la figura della regione, le foto delle citta’ piu’ importanti, …
    Italiano, un’altra nota dolentissima. Il programma ministeriale non ha colpa: non ci viene insegnato (non parlo ovviamenti dei ragazzi coscienziosi che comunque vanno a studiare quello che non gli e’ chiaro) a parlare correttamente l’italiano se si pensa ai sinonimi e contrari, alle figure retoriche, alla dizione come viene insegnato agli attori, ….
    Veniamo a noi, all’impiego dell’italiano nelle materie sceintifiche: chi mai si e’ preoccupato di insegnare come si redige un report; non intendo nei contenuti, ma nell’esposizione, nelle frasi di senso compiuto, con la giusta punteggiatura, i verbi appropriati per descrivere le varie azioni chieste ad esempio in un report di laboratorio, anche in informatica.
    Tutte ore, italiano+storia+geografia, tolte agli insegnamenti cari all’allievo che li ha scelti. Se si fa caso all’ultimo aggiustamento del Ministero, al biennio delle superiori e’ diminuita qualche ora per le materie tecnico-scientifiche……il biennio alle superiori, colpa dell’aumento dell’eta’ obbligatoria dell’istruzione, ancora una volta i ragazzi si trovano parcheggiati per altri due anni dopo le medie.

    Ritornando all’elettrotecnica per gli informatici, io penso che trovare un docente coscienzioso che riveda gli argomenti di base (se il suo insegnamento e’ nei primi due anni universitari) della sua materia in base al corso di laurea e’ come vincere un terno al lotto. Nelle universita’ l’indipendenza della didattica e’ totale; voglio dire che anche qui si trovano, purtroppo, persone che pensano all’insegnamento come un mero lavoro per vivere, come quello di un impiegato dietro gli sportelli di un ufficio ministeriale che rispetta solo la burocrazia e gli ordini dall’alto senza che gli sia richiesto di utiliizare la propria testa. Un docente universitario che riversi ad un informatico (parliamo di un corso di laurea prettamente di programmazione di computer e sistemi informatici) le medesime nozioni di elettrotecnica che vanno riversate a degli elettronici (il corso di laurea prima della riforma 3+2 con gli stupidi crediti formativi) e’ un docente che non fa bene il suo lavoro, che non ha chiaro gli obiettivi del suo insegnamento: chi ci perde e’ solo lo studente. Se, al contrario, rivede il modo di esposizione degli stessi argomenti (bisogna ricordare che anche per chi opera con i sistemi informatici conscere le basi per poter calcolare la potenza assorbita – la maggior parte fa semplicemente tensione per corrente…..e non volgio aggiungere altro – necessaria per alimentare un sistema informatico e’ una conoscenza da avere, e’ elettrotecnica) allaluce di cio’ che serve sapere negli insegnamenti futuri dello studente nel suo corso di laurea, beh allora forse si e’ stati fortunati. Il libro “SPICE nell’insegnamento dell’elettrotecnica”, adottato gia’ per le lezioni in varie universita’ della lombardia, riveste proprio questo ruolo: consocere i forndamenti dell’elettrotecnica vista da un simulatore elettrico, che permette da un lato di arrivare a quei concetti teorici senza divere passare necessariamente attraverso nozioni matematiche, e dall’altro consente di conoscere l’andamento nel tempo e nella frequenza delle variabili tensione e corrente di una rete elettrica, per poter ottenere un conforto numerico agli esercizi pieni di formule matematiche.
    Il ruolo del docente per un ragazzo e’ fondamentale. I programmi ministeriali danno solo indicazioni di massima, erroneamente sommando tutto cio’ che si presuma possa servire all’allievo per il suo bagaglio culturale. Come dicevo nei commenti precedenti, ritengo assurdo che gli studenti abbiano solo una infarinatura perche’ la quantita’ di argomenti e’ vergognosamente elevata; elettronica e telecomunicazioni, non si ne’ l’uno e ne’ l’altro e si ha la conferma nel fatto che gli allievi non sanno nemmeno scrivere le equazioni di Kirchhoff in un circuito semplicissmo come il circuito RC di impiego comune in moltissime applicazioni del campo. Sarebbe opportuno dare una svolta: elettronica fondamentale e telecomuncazioni e informatica a corredo; oppure telecomunicazioni (gli allievi non sanno nemmeno operare realmente con una guida d’onda) fondamentale e informatica ed elettronica a corredo; informatica fondamentale e elettrotecnica, elettronica e telecomunicazioni e processi industriali a corredo come cenni.

    Commento di 3agv2004 — Ottobre 12, 2007 @ 12:10 pm


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.