Lopippo Entertainment

Ottobre 12, 2007

Nel determinare il risultato elettorale i voti non sono uguali

Archiviato in: Articoli esterni, Cose da Sapere, Pubblica Gestione — Tag:, , — Lopippo @ 10:47 pm

fonte: senato.it

sia la dottrina sia la giurisprudenza della Corte costituzionale sono concordi nel ritenere che l’obbligo di assicurare parità di condizione dei cittadini nel momento in cui viene espresso il voto (sancito dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione) non comporta che sia costituzionalmente garantita l’eguale efficienza dei voti nel determinare il risultato elettorale

Dunque, l’eguaglianza dei cittadini c’è solo nel momento in cui votano; in quello in cui bisogna dare un valore ai voti invece non sono più tutti uguali.

Siamo sicuri che sia democratico? Quanti italiani sono consapevoli che i loro voti non sono tutti uguali?

Il senato non blocca gli aumenti automatici di stipendio

Senato: bocciato blocco stipendi

Centrosinistra e centrodestra (compresa la lega) hanno votato NO agli emendamenti di Calderoli riguardo il blocco degli aumenti automatici degli stipendi dei senatori e la riduzione di ministri e sottosegretari.

——————-

Resoconto della seduta N. 229 del 04/10/2007

Votazioni elettroniche della seduta d’aula N. 229 del 04/10/2007

EMENDAMENTI ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE N. 2

(6-00058) 2.3

CALDEROLI

Respinto

    Alla proposta di risoluzione n. 2, dopo la parola: «Governo,» inserire il seguente punto:

    «ad inserire nel disegno di legge collegato alla decisione di bilancio che, per la parte non inclusa nel disegno di legge finanziaria, andrà ad intervenire sui costi della politica e sulla razionalizzazione della spesa pubblica, una modifica dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261: “Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento”, che preveda, fra l’altro, la soppressione dei meccanismi di automatico aumento delle indennità dei parlamentari».

Comunicato di fine seduta N. 229 del 04/10/2007

Sono stati invece respinti due emendamenti del senatore Calderoli (Lega), relativi ai costi della politica, in particolare il primo alla riduzione dei componenti del Governo, ed il secondo alla soppressione degli aumenti automatici dell’indennità dei parlamentari. Dopo il parere contrario del relatore Ripamonti e del rappresentante del Governo, motivato non nel merito ma perché il tema deve essere più coerentemente e incisivamente affrontato in sede di finanziaria e di collegato, si è sviluppata un’ampia discussione nella quale sono intervenuti per la maggioranza i senatori Morando (Ulivo), Angius (Misto-CS), Tecce (RC) e Silvestri (IU-Verdi-Com),che hanno annunciato un voto contrario, nonché i senatori Salvi e Villone (SD) e Formisano (Misto-IdV), che hanno annunciato l’astensione dei rispettivi Gruppi. In dissenso dal Gruppo, ma con motivazioni diverse, i senatori Manzione e Furio Colombo (Ulivo) hanno annunciato l’astensione, mentre il senatore Fernando Rossi (Misto-Mpc) non ha partecipato al voto. I senatori del centrodestra Polledri, Castelli e Calderoli (Lega), Ciccanti, Baccini e Buttiglione (UDC), Baldassarri, Viespoli, Strano e Matteoli (AN), Storace e Losurdo (Misto-LD), Cutrufo e Rotondi (DCA-PRI-MPA) e Pastore, Schifani e Biondi (FI), annunciando un voto favorevole al primo emendamento hanno denunciato la proliferazione dei componenti dell’Esecutivo in carica e le contraddizioni della maggioranza e soprattutto dell’Italia dei Valori, che si fa portatrice di istanze di riduzione dei costi della politica ma elude interventi concreti ed efficaci in Parlamento. Sull’emendamento relativo all’indennità dei parlamentari i Gruppi UDC, Lega, AN, DCA-PRI-MPA e FI hanno lasciato libertà di coscienza ai propri senatori, nella convinzione che spetti al Parlamento nella sua autonomia e non al Governo definire la misura dell’indennità parlamentare.

Dunque è il parlamento l’unico che decide per se stesso. Un palese conflitto di interessi.

Si nota inoltre che la LEGA (partito) non sempre è daccordo con quello che i suoi senatori propongono. E che l’Italia dei Valori ha perso un’occasione per dimostrare di voler almeno fermare la crescita dei compensi dei parlamentari. PERCHE’?

Blog su WordPress.com.