Senato: bocciato blocco stipendi
Centrosinistra e centrodestra (compresa la lega) hanno votato NO agli emendamenti di Calderoli riguardo il blocco degli aumenti automatici degli stipendi dei senatori e la riduzione di ministri e sottosegretari.
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Resoconto della seduta N. 229 del 04/10/2007
Votazioni elettroniche della seduta d’aula N. 229 del 04/10/2007
EMENDAMENTI ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE N. 2
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(6-00058) 2.3
Respinto
Alla proposta di risoluzione n. 2, dopo la parola: «Governo,» inserire il seguente punto:
«ad inserire nel disegno di legge collegato alla decisione di bilancio che, per la parte non inclusa nel disegno di legge finanziaria, andrà ad intervenire sui costi della politica e sulla razionalizzazione della spesa pubblica, una modifica dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261: “Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento”, che preveda, fra l’altro, la soppressione dei meccanismi di automatico aumento delle indennità dei parlamentari».
Comunicato di fine seduta N. 229 del 04/10/2007
Sono stati invece respinti due emendamenti del senatore Calderoli (Lega), relativi ai costi della politica, in particolare il primo alla riduzione dei componenti del Governo, ed il secondo alla soppressione degli aumenti automatici dell’indennità dei parlamentari. Dopo il parere contrario del relatore Ripamonti e del rappresentante del Governo, motivato non nel merito ma perché il tema deve essere più coerentemente e incisivamente affrontato in sede di finanziaria e di collegato, si è sviluppata un’ampia discussione nella quale sono intervenuti per la maggioranza i senatori Morando (Ulivo), Angius (Misto-CS), Tecce (RC) e Silvestri (IU-Verdi-Com),che hanno annunciato un voto contrario, nonché i senatori Salvi e Villone (SD) e Formisano (Misto-IdV), che hanno annunciato l’astensione dei rispettivi Gruppi. In dissenso dal Gruppo, ma con motivazioni diverse, i senatori Manzione e Furio Colombo (Ulivo) hanno annunciato l’astensione, mentre il senatore Fernando Rossi (Misto-Mpc) non ha partecipato al voto. I senatori del centrodestra Polledri, Castelli e Calderoli (Lega), Ciccanti, Baccini e Buttiglione (UDC), Baldassarri, Viespoli, Strano e Matteoli (AN), Storace e Losurdo (Misto-LD), Cutrufo e Rotondi (DCA-PRI-MPA) e Pastore, Schifani e Biondi (FI), annunciando un voto favorevole al primo emendamento hanno denunciato la proliferazione dei componenti dell’Esecutivo in carica e le contraddizioni della maggioranza e soprattutto dell’Italia dei Valori, che si fa portatrice di istanze di riduzione dei costi della politica ma elude interventi concreti ed efficaci in Parlamento. Sull’emendamento relativo all’indennità dei parlamentari i Gruppi UDC, Lega, AN, DCA-PRI-MPA e FI hanno lasciato libertà di coscienza ai propri senatori, nella convinzione che spetti al Parlamento nella sua autonomia e non al Governo definire la misura dell’indennità parlamentare.
Dunque è il parlamento l’unico che decide per se stesso. Un palese conflitto di interessi.
Si nota inoltre che la LEGA (partito) non sempre è daccordo con quello che i suoi senatori propongono. E che l’Italia dei Valori ha perso un’occasione per dimostrare di voler almeno fermare la crescita dei compensi dei parlamentari. PERCHE’?
Con la scusa che il Parlamento è sovrano, mi sembra che i parlamentari si comportano come tanti piccoli sovrani che parlano del bene della nazione e poi agiscono per il bene proprio. Ci vorrebbe un referendum che stabilisse che l’indennitò parlamentare è direttamente proporzionale al salario di un operaio nel rapporto di 3:1. Utopia?
Commento di Mister — Ottobre 23, 2007 @ 4:51 pm
farebbero come con i finanziamenti pubblici ai partiti aboliti
inventerebbe qualcos’altro per prendersi ancora più soldi
Commento di lopippo — Ottobre 23, 2007 @ 5:03 pm