Lopippo Entertainment

Ottobre 23, 2007

Imposte sui redditi o sui consumi?

Tassare i redditi spinge a non lavorare o lavorare meno, in quanto si ha la percezione che non si ricevano i propri guadagni. Favorisce il lavoro nero e l’inoccupazione.

Tassare i consumi spinge a spendere meno, svantaggia chi è al limite della sussistenza (ma si potrebbe ovviare con una no tax area ad hoc), e favorirebbe il contrabbando.

In Italia abbiamo entrambi questi regimi.

Ad esempio, una ditta spende 12€ per un’ora di lavoro di un lavoratore autonomo, al quale però ne rimangono 4 (33%) una volta tolte le imposte (la differenza tra la spesa dell’azienda e quello che rimane al lavoratore è chiamato cuneo fiscale). Va a fare carburante, spendendo per intero i 4€. Di questi 1.7€ (42%) sono effettivamente per la benzina, mentre 2.3€ (56%) vanno via in altre imposte.

A conti fatti il tipo ha potuto convertire in beni solo il 18% del proprio lavoro.

La situazione è migliorabile?

4 Commenti »

  1. A quanto pare questa situazione è presente in tutti i paesi avanzati dagli USA all’Europa occidentale. Forse è una conseguenza della rivoluzione industriale. In Italia inoltre l’alta evasione fiscale porta lo Stato a compensare le mancate entrate con l’aumento del prelievo fiscale sul lavoro dipendete (trattenute) oppure sui consumi (IVA e accise) generando una doppia sperequazione: chi non paga non solo ha maggior reddito disponibile, ma usufruisce anche dei servizi pubblici che non finanzia (scuole, ospedali, strade, forze dell’ordine, ecc.). Chi paga lo fa anche per chi evade e si becca servizi scadenti, ma non può scegliere di rivolgersi al privato come può fare chi fa il furbo.

    Commento di Mister — Ottobre 24, 2007 @ 3:42 pm

  2. guarda che ad un dipendente viene decurtato lo stipendio di un quarto circa, ad un lavoratore autonomo resta meno della metà
    i dipendenti sono la categoria dove le trattenute sono minori

    Commento di lopippo — Ottobre 24, 2007 @ 3:48 pm

  3. Sì, giusto. I dipendenti hanno trattenute tra un quarto e un terzo dello stipendio; mentre gli autonomi in media lasciano nelle mani dello Stato circa il 55%. Questa differenza è dovuta al fatto che statisticamente gli autonomi sono piú propensi a dichiarare meno di quanto guadagnano e lo Stato tende a rimediare aumentando il prelievo. Va da sé che ad essere veramente colpiti siano i piccoli pesci, mentre i pezzi da 90 che possono evadere o eludere il fisco non ci pensano due volte. Putroppo questo fenomeno è endemico e connaturato alla cultura dell’Italia al pari delle raccomandazioni clientelari o delle varie mafie, vere e proprie peculiarità che non hanno corrispettivo altrove o, se presenti, non invadono ogni sfera sociale con questa capillarità e pericolosità.
    Qualcuno ricorda quell’inchiesta in cui risultava che un orefice dichiara 19.000 € l’anno e un avvocato 13.000 €? Mi pare che dopo il grande parlare il governo sia intervenuto con misure piú d’emergenza che di correzione: ha provveduto a tartassare le piccole e medie imprese, vera spina dorsale del sistema-Italia, rendendosi ancora piú esoso e ostacolando la crescita. Alla fine la Corte dei Conti ha dichiarato che recuperare l’evasione è costata piú della somma delle tasse recuperate, cioè è stata una spesa e non un guadagno per lo Stato. Il governo addirittura ha dichiarato che è una lotta lunga e difficilmente se ne verrà a capo. Purtroppo incide anche il pregiudizio che vede l’autonomo ricco e il dipendente povero e quindi tra i due deve pagare di piú il ricco.
    Secondo me, quando non ci saranno contrapposizioni tra ideologie sconfitte dalla storia e demagogie ipnotiche, si potrà fare qualcosa con obiettività e lungimiranza.

    Commento di Mister — Ottobre 25, 2007 @ 4:02 pm

  4. molti di questi problemi credo siano legati ad una concezione di stato più vicina all’800 che non al 2000
    gli stili di vita, di produzione, e di consumo sono cambiati, ma più di quanto lo abbiano fatto le leggi che formalmente li regolano

    ci ritroviamo così con un parlamento giudice di se stesso, un canone rai da pagare per chi ha solo il citofono, un sistema di diritti d’autore che ancora cerca di imporre la proprietà delle idee, delle immagini, dei suoni, e delle parole, un consumismo che bada all’immediato e all’effimero più che al futuro e al concreto

    chi sta male vuole arrivare a stare bene, e questo è meritevole
    chi già sta più che bene vorrebbe stare meglio a non finire, e questo può essere distruttivo

    Commento di lopippo — Ottobre 25, 2007 @ 4:21 pm


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