Lopippo Entertainment

Novembre 15, 2008

I mercati del contadino

Archiviato in: Economia — Tag:, — Lopippo @ 10:45 pm

Premessa: lavoro in una frutteria all’ingrosso, in un’altra al dettaglio, ed in un’azienda agricola (tre distinte società), e quella dei “mercati dei contadini” mi sembra un’iniziativa gonfiata.

Innanzitutto, di cosa di tratta? I coltivatori vendono direttamente al pubblico.

Cosa? I loro prodotti?… non solo… la norma dice:

1. Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanita’.

Perché devono vendere i propri prodotti solo “in misura prevalente” anziché “esclusivamente”? I commercianti di professione lamentano soprattutto questo, se vendono i prodotti coltivati da altri allora dovrebbero fare i semplici commercianti. E chissà se ci sono altri casi di concorrenza sleale.

Quali dovrebbero essere i vantaggi della vendita diretta?

  • Costi minori? Non credo che un tuttofare improvvisato riesca a mantenere prezzi inferiori ad una filiera specializzata; mi spiego: un coltivatore che invece di coltivare si mette a fare l’operaio imballatore, il trasportatore, il commerciante ed il burocrate (dato che dovrà imparare ed aggiornarsi anche nelle normative concernenti lavorazione, stoccaggio, vendita al dettaglio…), coltiverà meno ed avrà un prodotto con prezzi maggiori di un coltivatore che si occupa solo di coltivare, un’industria confezionatrice, un corriere che fa solo traporti ed un commerciante che vende a tempo pieno. Infatti il farmer market di Milano ha scatenato polemiche per i prezzi esagerati con cui ha esordito (1,2). Inoltre non si può paragonare il prezzo del prodotto ancora sul campo con quello sulla tavola, è come paragonare la sabbia al vetro. Mi torna in mente una storia letta alle elementari sulle prime industrie di spilli: Ho veduto una piccola fabbrica di questa manifattura ove dieci uomini soli erano impiegati e ciascuno eseguiva due o tre di queste operazioni. Benché fossero poveri e non avessero macchine moderne, pure riuscivano a fare 48.ooo spilli in un giorno. Se avessero lavorato separatamente e indipendentemente l’ uno dall’altro, ciascuno di loro non avrebbe potuto compiere altro che 20 spilli”.
  • Tracciabilità e provenienza? Come abbiamo detto in precedenza, i prodotti diretti sono solo “in misura prevalente” , non esclusiva, quindi non c’è la certezza che i prodotti siano i loro (dando per scontato che il tutto si svolga secondo le norme). Da questo punto di vista dovrebbero comportarsi come qualsiasi commerciante, ma a questo punto non c’è un vantaggio per il cliente.
  • Meno inquinamento? Se la strada consumatore-supermercato è inferiore a quella consumatore-contadino, allora inquina meno andare al supermercato. Con i costi in tempo e carburante che questo comporta. Non venitemi a dire che la maggior parte degli italiani è più vicina ad un coltivatore diretto che coltiva TUTTO che non ad un supermercato che vende TUTTO.
  • Sviluppa l’economia locale? Decisamente no, provate ad immaginare se ogni prodotto venisse venduto solo nelle zone limitrofe di produzione: uno shock per le esportazioni ed anche per il mercato interno; ci sono produzioni specializzate che non possono essere assorbite solo dalla comunità locale, come gli agrumi calabri e siciliani, i pomodori di pachino e così via.

In conclusione, questi farmer market mi sembrano solo un maldestro tentativo dei coltivatori diretti di improvvisarsi venditori. Se un prodotto lievita di prezzo dal campo alla tavola, è per tutti i servizi che ci sono nel mezzo, servizi che se il consumatore vuole deve pagare, ma non è detto che con la vendita diretta il costo globale sia inferiore, appunto perché qualcuno dovrà dare comunque quei servizi aggiunti.

Ragioniamo ora sulla filiera.

La filiera più corta è quella in cui consumatore e produttore coincidono. Però non tutti i consumatori (anzi, pochissimi al giorno d’oggi) hanno voglia, capacità, e mezzi per produrre autonomamente quello di cui hanno bisogno. Dunque la figura del coltivatore e quella del consumatore si staccano.

A questo punto possiamo avere dei coltivatori generici, che fanno un po’ tutto, o specializzati, che producono un solo prodotto. La differenza è importante perché quelli specializzati producono a costi inferiori e rese maggiori, ma per un solo prodotto, quindi il cliente sarebbe costretto a girarne molti per una spesa completa. Ma dall’altro lato, il coltivatore generico ha prezzi un po’ più alti. Ci sono dei problemi però, innanzitutto bisogna rendere il prodotto presentabile (lavaggio), definirne la qualità (calibrazione), imballarlo, ed infine trasportarlo dal coltivatore al consumatore. Chi se ne occupa? Il coltivatore è già occupato a coltivare, quindi resta solo il consumatore a doversi sobbarcare questi ennesimi compiti. E se non vuole arrivare dal contadino generico o girarsi mezza italia per fare una spesa varia, raccogliere, pulire, imballare? Dovrà farseli portare da un trasportatore, ma solo dopo che il prodotto è stato già lavorato.

La vendita per corrispondenza di prodotti agroalimentari non è affatto sviluppata, l’impressione è che la gente voglia vedere e toccare quello che poi mangerà.

Allora bisogna mandare la merce ad un negozio abbastanza vicino al cliente, dove potrà valutare il prodotto prima di acquistarlo. Ecco che ritorna la figura del commerciante. Se però il commerciante è impegnato a vendere, come fa a comprare rapidamente? Gira tutta italia per portare al suo negozietto qualche cassetta di merce? No. Andrà in un punto di raccolta intermedio, un grossista, che ha a sua disposizione grandi quantità di merce ed ampia varietà. Ed ecco che la filiera è tornata quella classica.

Sembra strano, ma la fliliera tradizionale è forse il modo più conveniente per avere una vendita capillare. il tutto si basa su uno scambio di servizi, che naturalmente si devono pagare. Delineiamo le funzioni principali dei vari partecipanti:

  • Coltivatore: produce la merce grezza
  • Industria di lavorazione: tratta la merce in modo che possa essere agevolmente trasportata e venduta
  • Vettore: trasporta la merce da un punto di produzione/lavorazione/vendita all’altro.
  • Grossista: si occupa di distribuire nei negozi al dettaglio la maggior parte possibile della produzione dei coltivatori
  • Dettagliante: vende direttamente al consumatore; in pratica gli porta la merce il più vicino possibile
  • Consumatore: colui che paga alla fine; vuole dei prodotti e dei servizi annessi

Molti ancora si chiedono: sono necessari tutti questi passaggi? La risposta è DIPENDE! Dipende da quali servizi il consumatore vuole svolgere in prima persona e quali far fare ad altri, pagandoli.

Nei supermercati (=GDO=grande distribuzione) avviene l’accorpamento di varie funzioni (grossista, dettagliante, ed a volte confezionatore; in pratica è un dettagliante su grande scala che compra direttamente dal coltivatore), ma non tutte le realtà territoriali sono in grado di ospitare centri commerciali.

Ovviamente ogni associazione di categoria fa la vittima e bada solo ai propri interessi.

Una nota finale: si dice che il cliente ha sempre ragione, ed i fatti lo dimostrano. Le cattive abitudini hanno portato a prezzi alti e sprechi, e la colpa principale è dei consumatori, che con i loro acquisti premiano alcune produzioni ed alcuni modi di lavorare piuttosto che altri.

Le legge della domanda/offerta è capricciosa, mentre le produzioni agricole richiedono grandi preparativi e danno i frutti solo dopo grossi investimenti di tempo e denaro. Se i consumatori fossero altrettanto lungimiranti, prenotassero la produzione prima della semina a prezzo di costo più una giusta percentuale di guadagno per il coltivatore, e poi comprassero tutta la produzione, ci sarebbero meno sprechi, certezza del reddito per i coltivatori e dei prezzi per i consumatori. Ma il consumatore attuale è pigro, folle e coccolato (basta pensare alle festività in cui si consumano prodotti particolari, come le fave il 1° Maggio, come si fa a pianificare un lavoro di mesi per una vendita di un giorno? ovvio che i prezzi in quel particolare momento saranno folli), preferisce pagare qualcun’altro e non avere pensieri piuttosto che badare in prima persona alle proprie esigenze. E la situazione attuale ne è il risultato.

Novembre 13, 2008

Alternatyva – Internet Wifi a Roma

Archiviato in: Informatica, Tecnologia — Tag:, , , — Lopippo @ 9:26 pm

Con la speranza di uscire dal digital divide della periferia romana, mi sono abbonato a questo isp, Alternatyva. Col senno di poi, non lo rifarei.

Promettono (senza però garantire nulla, riguardo l’abbonamento residenziale) una linea 4 Mbit, sia in upload che download, ma è sempre molto al di sotto delle aspettative (guardate le immagini più sotto, i valori massimi teorici dovrebbero essere 4000 / 4000, ma qui siamo MOLTO al di sotto). Il costo mensile non è alto, 15 euro al mese per l’ip dinamico privato, 18 per quello pubblico; a preoccupare è la spesa iniziale, circa 400 euro tra sopralluogo, antenna, montaggio e attivazione. L’offerta business ha qualche Kbit di banda garantita, ma il costo viene moltiplicato rispetto all’offerta residenziale.

L’affidabilità… non c’è; a volte va bene, a volte male, a volte non funziona proprio, senza motivi apparenti. Saltuariamente sono costretto ad usare teleconomy internet. Il problema non riguarda il fatto che si va piano, ma che spesso non si riesce a completare niente per i blocchi della connessione, non la lentezza.

Quindi scordatevi tutti i servizi di streaming: video, audio, Skype, Youtube, e simili… non ce la farete a vederli in tempo reale, dovrete comunque scaricare il tutto e rivederlo con calma dopo che ha finito. Magari li scaricherete in fretta, ma dover salvare tutto e consultarlo offline in secondo momento è molto più scomodo.

E non sognatevi di fare da server, quando la connessione va giù possono volerci vari minuti/ore/giorni prima di riaverla. E va giù spesso…

2008-11-15_1628501

2008-11-15_162920

Chiudiamo con gli speedtest; li aggiornerò di frequente, in maniera tale da rendersi conto dell’affidabilità del fornitore della connessione.
ps: negli speedtest dovreste notare l’isp Telecom Italia: significa che in quel momento la connessione di Alternatyva era totalmente inutilizzabile (assenza di collegamento), e quindi ho ripiegato su teleconomy internet

come potete notare, la strabiliante velocità che c’era stamattina §(ue immagini in basso) è calata a livelli infimi, così come la qualità




















Se il suddetto fornitore trova questa recensione ingiusta o imprecisa può ovviamente replicare, integrare e correggermi, ma la migliore pubblicità che può farsi è fornire un buon servizio; se ciò accadrà, sarò qui a testimoniarlo.

Potete trovare altre impressioni su questo ISP sul forum di First Byte.

Novembre 6, 2008

Google a giudizio

Archiviato in: Articoli esterni, Attualità — Tag:, — Lopippo @ 10:51 am

da Punto Informatico:

…quattro dirigenti di Google saranno processati a partire dal prossimo 3 febbraio per diffamazione e violazione delle tutele sulla privacy. Il motivo è il clamoroso caso Vivi Down, che risale al 2006, quando fu pubblicato su Google Video una clip di un episodio di bullismo ai danni di un ragazzo down, in difesa del quale si è posta appunto l’associazione Vivi Down.

A detta del PM, cioè, i quattro dirigenti avevano il dovere di impedire che la registrazione video di quegli abusi venisse pubblicata e rimanesse disponibile agli utenti per quasi due mesi, da settembre a novembre 2006.

Va premesso che le condizioni di utilizzo del servizio chiedano esplicitamente a chi pubblica di prendersi tutte le responsabilità, e che comunque se segnalati gli abusi vengono controllati e i video rimossi. Si pretende che Google controlli ogni contenuto prima di mandarlo online, o immediatamente dopo, in modo da rimuoverlo autonomamente se per qualche motivo è illegale.

Inutile dire quanto ciò sia impensabile per un servizio gratuito come Youtube. Alcuni obiettano “se non sei in grado di fornire un servizio senza garantire che chi lo usa violi la legge italiana, non puoi fornirlo in Italia.”

Se dovessimo applicare lo stesso metro in altri casi avremmo una paralisi:

  • niente più strade (a meno che chi le gestisce non riesca a garantire che non avvengano più violazioni al codice della strada)
  • niente più prodotti manifatturieri o industriali (a meno che chi li vende non riesca a garantire che non vengano utilizzati in maniera illegale)
  • niente più dispositivi di memorizzazione, sia analogici (carta, nastri,…) che digitali (CD, DVD, HDD, …) (a meno che chi li produce non riesca a garantire che non vengano utilizzati in violazione delle norme italiane sul diritto di copia)

La società si fermerebbe…

Restiamo in attesa degli esiti del procedimento…

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