Parliamo di unità di misura binarie, in modo da capire perché il nostro hard disk da 640 GB in realtà ne contiene 596.
L’unità di misura dell’informaziom è il bit, che può assumere solo due valori, zero oppure uno.
Per avere una maggiore varietà di valori si usano 8 bit alla volta, il byte (che può assumere quindi 2^8 valori).
Nel sistema internazionale i multipli delle unità di misura vanno per potenze di 10, mentre in informatica bisogna sempre sottostare ad una potenza di 2, quindi quella che normalmente sarebbe una potenza di 10^3 (1000) in dati binari diventa 2^10 (1024).
Questo porta ad una lieve differenza nelle due scale, e seppur lieve se moltiplicata miliardi di volte diventa imponente.
Ecco perché il nostro disco rigido che pubblicizza 640 GigaByte teorici (640.000.000.000 byte), in pratica ne contiene 596 (640.000.000.000/{[2^10]^3}).
Per evidenziare questa differenza sono stati coniati nuovi termini.
L’abuso da parte degli informatici dei prefissi standard SI per indicare non i multipli decimali (per cui sono stati pensati e standardizzati) ma binari, sfruttando il fortuito caso che la decima potenza del 2 (1024) è molto vicina alla terza potenza di 10 (1000), ha spinto la Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC) a definire nel dicembre 1998 nuovi prefissi per multipli binari…
E’ vero che gli informatici hanno travisato il significato dei multipli, ma è altrettanto vero che dagli albori dell’informatica non esistevano ancora termini adatti. Il problema è sorto perché anziché crearne di nuovi è stato dato un significato diverso a qualcosa già esistente.
Pensate ad altri termini tecnici come hardware (ferramenta) o mouse (topo), in ambito informatico assumono un significato particolare, molto diverso da quello comune.
Naturalmente fa molto più effetto un’etichetta “640 GigaByte” rispetto ad una più corretta “596 Gibibyte” a livello pubblicitario; passa in secondo piano il fatto che il contenuto reale sia del 7%circa inferiore a quello percepito.